Per non dimenticare la stagione delle sperimentazioni

Dentro la scuola e dentro la città

di Claudia Petrucci

Il 25 settembre 2026, per iniziativa del Centro Studi Storici di Mestre, è stato presentato al Centro Culturale Candiani il libro Lo Sperimentale “Stefanini “ di Mestre, scritto da Maddalena Muffatto, giovane storica, e progettato sotto l’egida della professoressa Anna Manao docente protagonista della sperimentazione di allora.

Siamo tra la metà degli anni Settanta e la fine degli anni Ottanta, al tempo delle conquiste civili e delle trasformazioni educative nella storia della città e della scuola.
E con piglio tranquillo e didattico, attraverso interviste e testimonianze e moltissimi documenti dell’epoca, il libro spiega al lettore di oggi non solo quello che si faceva allora, ma il significato che aveva, come lo si viveva, nel lavoro, nella politica e nel quotidiano.

La presentazione al Candiani avrebbe potuto risolversi in una riunione di vecchi amici e appassionati di ricerca educativa, e sarebbe già stata bella e importante così.

Ma ci siamo invece trovati nella sorpresa di una specie di concerto rock: pienissimo il salone da quasi duecento posti, altrettanti in piedi, gente nei corridoi che non riusciva a entrare, l’impianto acustico da resettare per i grandi numeri, sorrisi, lacrime, abbracci, mazzi di fiori e tantissima emozione e commozione.

Almeno tre generazioni in sala, perché dallo Stefanini ci è passata mezza città, e non è un modo di dire.
Un’altra mezza, ricordava il sociologo Gianfranco Bettin, è passata dall’altro storico Sperimentale, l’ITSG “Massari”, perché quei modi nuovi di fare scuola qui hanno fatto davvero storia civica.
 
Agli interventi delle autrici e delle istituzioni (la DS Mirella Topazio, il sociologo Bettin, il direttore del Centro ) si sono aggiunte le testimonianze e i ricordi di chi in quella storia c’era.
E otto borse di studio assegnate nel nome del prof Lino Palmeri, che ne fu l’animatore instancabile nella scuola e nella città.
 
Una risonanza così attuale e forte non si spiega solo con le emozioni del ricordo.
Dietro la storia dello Stefanini e delle altre scuole sorelle, le cosiddette Maxisperimentazioni autonome art. 3 della secondaria superiore, (e anche dietro le moltissime scuole primarie e “medie“ del tempo pieno inclusivo di quegli anni), ci sono domande tutte ancora aperte, che chiedono risposte e impongono di riflettere su nuovi percorsi, molto diversi da quelli su cui sembrano baloccarsi oggi le autorità costituite, dentro e fuori dal Ministero.
 
Quale è stata, in sintesi, la proposta forte dello Stefanini e in genere della Sperimentazione degli anni 70 e 80?
Innanzi tutto, creare buone relazioni educative e di collaborazione tra le persone, e organizzare l’intera struttura scolastica in modo che queste relazioni fossero costruite e mantenute. Il clima stimolante e rassicurante della scuola non era solo il risultato di scelte giuste (e sarebbe stato già un bene così) ma era esplicitamente la priorità. Gli studenti non erano lasciati soli, gli insegnanti non erano lasciati soli. Le modalità didattiche, le caratteristiche dei progetti e le strutture di lavoro incoraggiavano la cooperazione, non l’individualismo o la competizione, e riconoscevano i talenti e i contributi personali senza contrapporli tra loro.
A scuola si elaboravano i conflitti e si costruivano rapporti di rispetto reciproco, anche nei momenti, spesso drammatici in quegli anni, in cui le contrapposizioni ideologiche avrebbero potuto prevalere.
 
L’altro cardine è stato il rapporto costante tra la vita della scuola e la città. Non solo nello sviluppo delle competenze civiche e nell’abitudine alla partecipazione democratica, ma nella collaborazione tra i diversi saperi e i diversi soggetti.
I progetti integrati tra le discipline, gli stage formativi e gli stretti rapporti col territorio sono stati la via per capire come sia indispensabile far giocare insieme molte conoscenze di qualità, saperi e competenze tecniche e sociali, per promuovere la convivenza umana e un rapporto virtuoso tra sviluppo e ambiente.
Dai compiti di realtà e dai problemi concreti prendevano vita e senso anche gli apprendimenti disciplinari, in queste scuole sempre molto curati (a dispetto di una folta, e spesso blasonata, pubblicistica malevola, che ha fatto di tutto per negarlo).
 
Dalla seconda metà degli anni 80, per una serie di fattori che vengono bene descritti nel libro, le cose cambiano.
Considerazioni miopi di risparmio, incomprensione crescente e a volte aperta ostilità da parte del Ministero, e un cambiamento generale degli orizzonti politici chiudono gli spazi delle sperimentazioni autonome. Alcuni suggerimenti curricolari vengono estrapolati da quell’esperienza e incanalati dal Ministero nei cosiddetti Progetti Guidati, ma in un contesto del tutto diverso e con il costante incubo dei tagli di spesa.
E qui si pone il problema di salvare la memoria e di costruire nuovi strumenti di formazione per gli insegnanti, dato che il Ministero non si era mai curato di dare visibilità o diffusione a quanto le scuole avevano elaborato e prodotto.
Nel 1984, da un convegno nazionale autogestito delle scuole , nasce il Coordinamento delle Scuole Art.3. E a partire del lavoro del Coordinamento, nel novembre 1987, proprio Lino Palmeri fonda, con altri colleghi , la rivista Sensate Esperienze.
La rivista Sensate Esperienze fu uno straordinario laboratorio in cui le competenze e i percorsi di lavoro sviluppati negli anni della Sperimentazione venivano riproposti ai colleghi di tutto l’ indotto culturale e didattico che, pur non arrivando alle complesse strutture delle Scuole Art.3, ne aveva preso ispirazione.
Ruotava infatti intorno alle sperimentazioni maggiori una galassia di realtà scolastiche, che alla fine degli anni 80 aveva visto spegnersi costernata il motore che l’aveva orientata e legittimata nelle sue pratiche di innovazione. Ora, negli articoli delle Sensate, si riprendeva il filo : gli itinerari didattici della Sperimentazione venivano riletti e analizzati, e ne venivano suggeriti, se necessario, possibili adattamenti, perché fossero praticabili anche in ambiti più parziali e vincolati. L’unica condizione di praticabilità era che l’insegnante non fosse solo, e che all’interno del Consiglio di classe si creasse una piccola cordata di due o tre discipline, possibilmente di aree culturali diverse. Cosa, in realtà, molto più fattibile di quanto comunemente si creda.
 
Le annate della rivista costituiscono ancora oggi un repertorio prezioso di suggerimenti e indicazioni.
La rivista è durata oltre quindici anni, dal ministero Falcucci a quello Moratti, anni segnati, salvo la parentesi riformatrice di Berlinguer e DeMauro, da confuse e perentorie restaurazioni . E per oltre quindici anni – fino all'ultimo numero uscito nel 2003 – la rivista è stata uno spazio d'incontro, di confronto, di discussione e di crescita per i colleghi del gruppo storico del Coordinamento e per molti altri. Così, nel marzo 2001, nell’editoriale del n. 50 della rivista, “50 numeri, inizio di secolo” , Lino Palmeri scriveva :
  • Riandando, a conclusione di questo editoriale, alla “storia” di Sensate Esperienze e alle vicende e riflessioni di cui la rivista è buona testimone, non si può non rilevare quanto sia stata più di tutto efficace la straordinaria coesione del gruppo (pur nella diversità degli interessi specifici, dei caratteri, delle inclinazioni e dei comportamenti personali, e delle “storie” individuali e delle scuole di appartenenza), né quanto abbia contribuito ogni apporto, ogni intervento, ogni discussione anche accesa, ogni incontro e “cena di lavoro”, alla maturazione di ciascuno di noi, al progresso del lavoro comune e a favorire la consapevolezza e il presentimento dei tanti problemi che la nostra Scuola avrebbe dovuto affrontare e la ricerca di percorsi nuovi per avviarli a soluzione. Non è forse così che dovrebbe svolgersi la vita di ogni scuola, ogni Consiglio di classe, ogni incontro su tematiche disciplinari, interdisciplinari, di area culturale, di Indirizzo di studi, e infine ogni Collegio docenti e Consiglio d’istituto ed anche, in fondo, ogni rapporto tra docenti e studenti?