Suggerimenti di lettura

Segnaliamo due articoli diversi per tema, ma ugualmente interessanti, pensando di far cosa utile per i colleghi che ci seguono:

"L’introduzione di nuove Indicazioni nazionali non coincide con la loro effettiva attuazione nelle scuole. Tra il testo curricolare e le pratiche di accompagnamento formativo si apre infatti uno spazio di interpretazione, progettazione e mediazione professionale nel quale assumono un ruolo decisivo la formazione degli insegnanti, la leadership educativa e la capacità delle comunità scolastiche di tradurre gli orientamenti nazionali in curricoli situati. Il contributo presenta e discute l’architettura del primo Piano di formazione e accompagnamento predisposto dalla Scuola di Alta Formazione dell’Istruzione (SAFI) per le nuove Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione cui hanno collaborato i proff. Morri, coordinatore della Commissione di Geografia e Leonardi, componente. Il modello integra una formazione teorico-generale comune, percorsi differenziati per scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado, uno specifico itinerario rivolto ai dirigenti scolastici e tecnici e una successiva fase laboratoriale. La tesi sostenuta è che l’effettiva implementazione e la sostenibilità di una riforma curricolare dipendano anche dalla capacità del sistema di predisporre un’infrastruttura formativa capace di connettere conoscenza del quadro culturale, sviluppo professionale, teacher agency, leadership educativa, progettazione curricolare e riflessione sulle pratiche. In tale prospettiva, la formazione non costituisce un intervento accessorio alla riforma, ma una delle condizioni della sua sostenibilità."

  • Ansia da performance, di Danilo Corradi, dalla rivista "Jacobin", n. 32, Autunno 2026, che ci può aiutare a capire meglio i nostri giovani, la "Generazione Z", di cui si dice, con paternalismo, che «i giovani di oggi non sono abituati alla fatica» (sic) ma lo stress è soltanto il sintomo di un meccanismo più generale: in una società che chiede fin da piccoli di essere produttivi e di competere. Ecco l'incipit:

Ansiosa, fragile, ipersensibile, incapace di reggere la frustrazione. Così, sempre più spesso, viene raccontata la Generazione Z. L’aumento delle patologie, delle richieste di supporto psicologico e del disagio dichiarato da studenti e studentesse, ben documentate nel libro Generazione ansiosa di Jonathan Haidt, sembrano confermare il quadro. Eppure, la definizione rischia di essere fuorviante. Non perché l’ansia non esista, ma nominarla come tratto generazionale trasforma un problema storico e sociale in una caratteristica psicologica di chi lo subisce, confondendo il sintomo con la causa. La Generazione Z è la prima cresciuta interamente dentro una società che Maura Gancitano e Andrea Colamedici hanno definito La società della performance; Federico Chicchi e Anna Simone La società della prestazione. Il moderno capitalismo ha prodotto un contesto in cui non basta studiare, lavorare, giocare, desiderare, innamorarsi o abitare il proprio corpo. Bisogna farlo in modo produttivo e performante, mostrarlo, valorizzarlo, renderlo spendibile.