Sintesi dell'incontro sulla sostenibilità

Siamo arrivati al quinto appuntamento del Progetto di formazione e autoformazione della comunità educante Perché la scuola oggi? organizzato da SISUS, dedicato a Sistemi complessi e sostenibilità. 

L’incontro si è svolto online il 28 aprile 2026 con gli interventi della Prof.ssa Barbara Cavalletti, dell'Università  di Genova, e della professoressa Claudia Petrucci, del CTS di SISUS, e con  il coordinamento della professoressa Josette Clemenza, anche lei del CTS di SISUS.

In apertura Josette Clemenza ha richiamato il concetto di policrisi di Edgar Morin per descrivere l’attuale contesto mondiale, a partire dal titolo iconico del maestro francese, Terra-patria.
L’insieme delle parti è più opprimente della singola parte, è il risultato dell’interazione tra uomo-ambiente-economia.
Il suo studio richiede uno sguardo olistico che difficilmente si riesce a creare in aula con gli studenti.
 
 
 
In tal senso Claudia Petrucci - che ricorda come dal 2019 sia già in atto un progetto in collaborazione tra Sisus e l’Università di Genova con gli studenti delle scuole della Liguria - evidenzia la principale difficoltà della didattica dovuta a una rigida divisione tra le discipline che spesso non ne coglie le interconnessioni e implicazioni reciproche.
Oggi avvertiamo tutta l’insufficienza di questi schemi inadeguati per comprendere la relazione strettissima tra economia ed ecologia, non più concepibili in contrapposizione.
 
Di ampio respiro e ricco di prospettive didattiche l’intervento di Barbara Cavalletti, docente di Economia ambientale all’Università di Genova.
Parte da un principio: ciò che fa bene all’ambiente fa bene anche all’economia e viceversa.
Risulta essenziale comprendersi sul concetto di valore: gran parte del valore economico è nascosto, in quanto non lo percepiamo. Così come parlare di servizi ecosistemici è un vero e proprio cambio di paradigma.
Va poi precisato che la biodiversità è un valore in sé, è la condizione funzionale di tutto il resto. I servizi ecosistemici sono flussi di beni e servizi e si generano dai beni naturali. La prima forma di questi servizi è la fornitura, come la pesca, i legnami e le conseguenti filiere; i servizi di regolazione sono quelli che servono a mantenere i beni naturali, come ad esempio le praterie di Posidonia che evitano l’erosione costiera.
infine, i servizi culturali che esistono soltanto nella relazione tra uomo e ambiente e sono ad esempio l’educazione outdoor, l’offerta turistica, la produzione di benessere. Questo tipo di beni non viene regolarizzato dal mercato e per questo in genere si tende a pensare che siano perennemente disponibili e senza alcun costo, il che è palesemente sbagliato.
Il capitale naturale, in gran parte non dipendente dal sistema dei prezzi, infatti si degrada e si riduce, quello che noi chiamiamo non sostenibilità, precisamente il contrario del principio secondo cui ciò che fa bene all’ambiente fa bene all’economia. Una parte del reddito è infatti prodotta proprio dall’ecosistema, perdere quindi servizi ecosistemici comporta perdere valore economico.
 
Come facciamo a mantenere i servizi ecosistemici? Bisogna investire in biodiversità, considerando che i cambiamenti generali determinano sempre cambiamenti che hanno un impatto sul locale.
Perdiamo servizi ecosistemici perché dal punto di vista economico spesso non facciamo buone scelte. Per colpa di alcuni errori: la nostra razionalità è limitata, ci sono bias cognitivi; vanno poi considerate le priorità che noi abbiamo nelle scelte, cioè i valori che sono alla base delle nostre scelte.
 
In tal senso non è scontato infatti ricordare che la crescita non è sinonimo di sviluppo, anzi.
La crescita è un concetto quantitativo che non tiene conto dell’impatto ambientale e delle disuguaglianze. Come mostra il rapporto non risolto tra PIL e Indicatori del Benessere.
Affrontare l’impatto ambientale e le disuguaglianze non è solo priorità politica ma anche legata ad un sistema circolare dell’economia ecologica, basata sull’interdipendenza tra economia e ecologia, consumo e scelte sostenibili. Se per esempio ricorriamo a coperture erbose dei tetti delle città questo provoca l’abbassamento del surriscaldamento e dell’emissione di Co2. Con vantaggi economici che oggi cominciamo a essere in grado di misurare, non solo di ipotizzare.
Siamo chiamati dunque a gestire quello che non vediamo.
La biodiversità implica un valore non di uso, esige quindi nuove forme di misurazione nell’ottica della sostenibilità economica-ambientale. Non ci può dunque essere una automatica sovrapposizione tra prezzo e valore. La disuguaglianza di cui sono testimoni i BRICS è un esempio, si tratta quindi di produrre e consumare diversamente.
Oggi la consapevolezza dei nuovi rischi finanziari legati alla transizione climatica ci fa capire che investire in capitale naturale aumenta anche la coesione regionale, obiettivo necessario date le conseguenze disastrose che vediamo in questi anni in molti territori. Ciò comporta infatti dei vantaggi: più vita sociale, meno crimini sulle persone e la proprietà, più sostegno reciproco. Perché quello che fa bene all’ambiente fa bene all’economia.
 
La prof.ssa Petrucci illustra l’esperienza del laboratorio "Le Insidie dei luoghi" , realizzato con studenti universitari e liceali di Genova:
  • A partire dall’analisi di interventi economici che hanno modificato in vario modo luoghi e territori abbiamo costruito percorsi didattici che mettono insieme ambiti disciplinari qualitativi e quantitativi, ambito culturale ed economico, sistemi di regolazione ( diritto ed economia), e produzione di testi argomentativi, L’ oggetto generale di lavoro erano i vari aspetti in cui si può perseguire la riduzione delle disuguaglianze e dell’impatto ambientale. Una relazione dettagliata si trova sul sito La società in classe.
 
Il confronto tra i docenti ha posto al centro l’esigenza di una governance, una strategia politica che indichi le priorità e gli strumenti, tenendo conto dell’intervento dello Stato di fronte ai fallimenti del mercato e dei problemi di redistribuzione, come evidenziato da autori come Stiglitz, Piketty.
Ne è emersa l’esigenza di continuare l’opera di riflessione e discernimento soprattutto nel settore della traduzione delle strategie e dei valori ispiratori in politiche e strumenti reali di intervento anche nella didattica e nella formazione degli insegnanti.